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In Italia esiste un grande numero di opere non-finite, opere pubbliche che sono state cominciate ma che per motivi diversi, spesso compresenti, non sono mai state ultimate. Queste opere sono di vari tipi: viadotti, ponti, porti ed aeroporti, edifici residenziali, scolastici, culturali, e sono disseminate lungo tutto il territorio nazionale.
La loro incompiutezza rimanda allo spreco di denaro pubblico e all’idea di un sistema fallimentare che non è in grado di assolvere al compito di fornire servizi necessari ai cittadini. Allo stesso tempo queste opere costituiscono una risorsa e proprio il fatto che non sia giunta a compimento la loro funzione prevista li rende aperti verso mille altre storie ancora possibili.
Il lavoro di tesi si sviluppa a partire dal tentativo di comprensione di questo complesso fenomeno, fino a giungere ad una proposta di riuso applicato ad un caso specifico.
Prima di tutto sono stati indagati l’entità del fenomeno a livello nazionale mappando i casi esistenti. Questo grazie alla consultazione degli elenchi disponibili, sia di tipo ufficiale, ovvero di fonte
governativa, sia informali, cioè redatti da gruppi, associazioni, giornalisti.
In seguito ho sentito la necessità di scendere di scala, per capire quali vicende si nascondessero dietro a queste singoli abbandoni. A questo scopo ho concentrato la mia attenzione su una categoria di opere incompiute: quelle di tipo sportivo, esemplari per presenza numerica sul territorio. Per ognuna di queste è stata da me redatta una schedatura. L’esito della catalogazione è stato pubblicato in un blog [www.italianonfinita.polimi- cooperation.org], creato appositamente come piattaforma di raccolta dinamica delle informazioni aperta al contributo di chiunque.
La proposta di riuso è stata applicata al cantiere interrotto della piscina di Albisola Superiore, in provincia di Savona. L’obiettivo è quello di suggerire possibili strategie che, attraverso interventi minimi, una spesa limitata e un livello di gestione ridotto, consentano la riappropriazione di questi luoghi da parte della collettività. I principi-chiave del progetto sono il riuso dei materiali da costruzione, l’economicità la partecipazione, l’autocostruzione, la temporaneità.

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